E poi la regina pianse con tutto il cuore. Non per l'uomo crudele e avido che aveva combattuto, ucciso e devastato ovunque poteva. Ma per il ragazzo che in qualche modo si era trasformato in quell'uomo, il ragazzo la cui mano gentile aveva confortato le sue ferite infantili, il ragazzo la cui voce spaventata le aveva gridato alla fine della sua vita, come se si chiedesse perché si fosse perso dentro se stesso, come se si fosse reso conto che era troppo, troppo tardi per uscire di nuovo.
(And then the queen wept with all her heart. Not for the cruel and greedy man who had warred and killed and savaged everywhere he could. But for the boy who had somehow turned into that man, the boy whose gentle hand had comforted her childhood hurts, the boy whose frightened voice had cried out to her at the end of his life, as if he wondered why he had gotten lost inside himself, as if he realized that it was too, too late to get out again.)
La regina pianse profondamente, non per la devastazione operata da un uomo crudele e avido, ma per il ragazzo che era diventato quell'uomo. Piangeva la perdita del bambino innocente che una volta la confortava e le forniva conforto durante i suoi dolori. Il suo cuore soffriva per il ragazzo che ora si era trasformato in una figura dell'oscurità, molto lontana dallo spirito gentile che era.
Nei suoi ultimi istanti, la voce spaventata del ragazzo echeggiava nella sua mente, riflettendo la consapevolezza del proprio potenziale perduto. Sembrava alla ricerca di comprensione mentre affrontava la realtà della sua vita, riconoscendo, anche se troppo tardi, di essersi allontanato dalla via del bene. Le lacrime della regina erano per il tragico viaggio dall'innocenza alla disperazione, un toccante ricordo di ciò che aveva perso lungo la strada.