Non intendo dire che sto per dichiarare il mio credo qui su questa pagina, ma semplicemente per affermare, sinceramente per la prima volta nella mia vita, la mia convinzione nell'uomo come individuo e entità indipendente. Certamente non l'indipendenza nel senso quotidiano della parola, ma pertinente a una libertà e mobilità del pensiero che poche persone siano in grado - o addirittura hanno il coraggio - di raggiungere.
(I don't mean to say that I'm about to state my credo here on this page, but merely to affirm, sincerely for the first time in my life, my belief in man as an individual and independent entity. Certainly not independence in the everyday sense of the word, but pertaining to a freedom and mobility of thought that few people are able - or even have the courage - to achieve.)
Hunter S. Thompson, in "Regno della paura", esprime una profonda convinzione nell'individualità e nell'indipendenza dell'uomo. Sottolinea che la sua comprensione dell'indipendenza va oltre un'interpretazione comune; Si riferisce più alla libertà di pensiero e alla capacità di pensare in modo indipendente. Questa prospettiva evidenzia la lotta che molti affrontano nel coltivare questo livello di autonomia nel loro pensiero.
Thompson riconosce che la vera indipendenza non è facilmente raggiunta e richiede sia il coraggio che l'introspezione. La sua riflessione serve da promemoria delle sfide coinvolte nel raggiungere uno stato in cui si possono navigare liberamente le loro idee e credenze, distinguendo il vero pensiero individuale dalla conformità sociale.