Non ho mai indossato un orologio. Dipendo sempre dagli orologi pubblici e i negozi hanno orologi, ma è strano.
(I never wore a watch. I always depend on public clocks, and stores have clocks, but that is strange.)
Questa citazione evidenzia una prospettiva interessante sulla nostra percezione e dipendenza dai dispositivi di cronometraggio. In un’epoca dominata da gadget personali come orologi e smartphone, fare affidamento esclusivamente su orologi pubblici o all’interno dei negozi sembra quasi nostalgico o antiquato. La scelta del parlante di dipendere da orologi comuni suggerisce un senso di fiducia in fonti di tempo condivise e accessibili, sottolineando una connessione con gli spazi pubblici e la vita comunitaria. Solleva anche domande su come l’autonomia personale e la dipendenza sociale si intersecano: oggi molte persone sono orgogliose della comodità personale e dell’accesso costante alla gestione individualizzata del tempo. Tuttavia, l’approccio del relatore può riflettere il desiderio di disconnettersi dal costante monitoraggio personale, favorendo una relazione più organica e forse meno stressante con il tempo. C'è un ritmo quasi poetico nell'idea che gli orologi siano oggetti all'interno di ambienti condivisi, che ci ancorano alle routine collettive piuttosto che agli orari individuali. Questo approccio invita anche a riflettere su come la tecnologia ha cambiato la nostra percezione del tempo; Storicamente, gli orologi pubblici erano vitali per coordinare la vita quotidiana, soprattutto prima che i dispositivi personali diventassero onnipresenti. La dipendenza dagli orologi pubblici può coltivare la consapevolezza del passare del tempo e la consapevolezza del nostro ambiente che i dispositivi personalizzati potrebbero oscurare. Simboleggia una certa semplicità e fiducia nelle infrastrutture comuni, spingendoci a considerare se fare meno affidamento sui singoli dispositivi potrebbe favorire un modo diverso, forse più radicato, di vivere il tempo e la nostra vita quotidiana.