L'abilità fiendica che mostriamo nell'invenzione di tutti i tipi di motori di morte, la vendicatività con cui portiamo avanti le nostre guerre e la miseria e la desolazione che seguono nel loro treno sono abbastanza per distinguere l'uomo civile bianco come l'animale più feroce sulla faccia della terra.
(The fiendlike skill we display in the invention of all manner of death-dealing engines, the vindictiveness with which we carry on our wars, and the misery and desolation that follow in their train, are enough of themselves to distinguish the white civilized man as the most ferocious animal on the face of the earth.)
Nel lavoro di Herman Melville "Typee", una cupa prospettiva sulla natura umana viene presentata attraverso una lente critica. L'autore descrive come gli umani, in particolare quelli considerati "civili", si sono sviluppati armi sempre più sofisticate e mortali, mettendo in mostra un'ingegnosità inquietante nell'arte della distruzione. Ciò evidenzia una contraddizione intrinseca nella civiltà, poiché i progressi spesso portano a violenza e sofferenza più profonde piuttosto che alla pace.
Inoltre, Melville sottolinea la brutalità che accompagna i conflitti umani. Nonostante la facciata del progresso e della cultura, l'indomani della guerra rivela una ferocia profondamente radicata all'interno dell'umanità. La miseria inflitta a innumerevoli vite funge da netto promemoria che il cosiddetto "uomo civile" può possedere i tratti più feroci e distruttivi di tutti, posizionandolo come una minaccia significativa per la pace e la stabilità nel mondo.