L’allontanamento della campagna presidenziale del 2012 dalle classiche elezioni americane – dove vince il candidato che ottiene il maggior numero di voti a livello nazionale – è un altro triste promemoria dell’estrema polarizzazione politica che distorce la politica odierna. Nessuno parla di una strategia dei 50 stati per vincere la presidenza in questi giorni.
(The 2012 presidential campaign's turn away from the classic, straight-up, American election - where the candidate who gets the most votes nationwide wins - is another sad reminder of the extreme political polarization distorting today's politics. No one talks about a 50-state strategy for winning the presidency these days.)
Questa citazione evidenzia uno spostamento nelle campagne presidenziali americane dai tradizionali voti popolari a livello nazionale a un approccio più polarizzato e strategicamente frammentato. Sottolinea la preoccupazione che l’estrema polarizzazione ostacoli le campagne nazionali unificate e promuova priorità regionali o settoriali rispetto a una strategia elettorale coesa. Una simile tendenza potrebbe indebolire le fondamenta della democrazia americana, dove è fondamentale il principio della vittoria del candidato più votato. L’attenzione alle strategie stato per stato riflette un panorama politico frammentato, che rischia di aumentare la polarizzazione e di ridurre la coesione nazionale. Il riconoscimento di questo cambiamento spinge a discutere su come preservare i processi elettorali per mantenere l’equità e il principio democratico fondamentale.
---Juan Williams---