Nel momento in cui ho realizzato Dio seduto nel tempio di ogni corpo umano, nel momento in cui sto con riverenza davanti a ogni essere umano e vedo Dio in lui, in quel momento sono libero dalla schiavitù, tutto ciò che lega svanisce e sono libero.
(The moment I have realized God sitting in the temple of every human body, the moment I stand in reverence before every human being and see God in him - that moment I am free from bondage, everything that binds vanishes, and I am free.)
Questa profonda citazione di Swami Vivekananda sottolinea una comprensione trasformativa della spiritualità e della connessione umana. Fondamentalmente, sottolinea che il divino non è confinato nei grandi templi o nei rituali sacri, ma risiede all’interno di ogni individuo. Riconoscere la presenza divina in ognuno porta a una riverenza e compassione universali, favorendo un ambiente in cui il giudizio e il pregiudizio diminuiscono. Quando si percepisce ogni essere umano come una manifestazione del divino, le barriere dell'ego, della paura e della discriminazione si dissolvono, portando alla liberazione o "moksha". Questa prospettiva promuove un innato senso di uguaglianza e umiltà, ispirandoci a vedere oltre le differenze superficiali come razza, religione o status sociale. Incoraggia il passaggio dalla pietà esterna alla realizzazione interna, sottolineando che la vera spiritualità consiste nello sperimentare la coscienza divina dentro noi stessi e negli altri. Una tale visione del mondo non solo eleva il nostro senso morale, ma accende anche un profondo senso di interconnessione e responsabilità verso gli altri esseri. Praticare questa consapevolezza può trasformare radicalmente le nostre relazioni, rendendole radicate nel rispetto e nell’amore genuini. Le parole di Vivekananda ci sfidano a guardare dentro e fuori con riverenza, riconoscendo che il divino dimora in ogni forma umana: un appello ispiratore alla compassione universale e al risveglio spirituale. In definitiva, questa intuizione rivela che la liberazione, la libertà dai legami e dalla sofferenza mondani, arriva attraverso la percezione e l’onore del divino in ogni individuo. Ci ricorda che l'illuminazione inizia con la realizzazione interiore, che poi si manifesta come riverenza esteriore verso tutta la vita.